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Come evitare che l'abitudine al multitasking rovini la serenità? La soluzione che pochi considerano funziona davvero

Marta Migliorinidi Marta Migliorini· 17/08/2026 20:38
Come evitare che l'abitudine al multitasking rovini la serenità? La soluzione che pochi considerano funziona davvero

Il multitasking ci è stato venduto come la virtù del lavoratore moderno, eppure nella mia esperienza decennale di ricerca sul benessere psicofisico ho visto sempre più persone crollare sotto il peso di questa abitudine apparentemente virtuosa. Non parlo di semplice affaticamento, ma di una vera erosione della serenità che si manifesta con ansia cronica, disturbi del sonno e una sensazione persistente di incompiutezza. Qualche mese fa, una lettrice mi ha scritto: "Faccio tre cose contemporaneamente e non riesco a stare bene neanche una volta". Quella frase mi ha colpito perché rappresenta il paradosso del nostro tempo: crediamo che fare tutto insieme ci farà guadagnare tempo, invece perdiamo proprio quello che non si compra: la pace mentale.

Il costo nascosto del fare tutto contemporaneamente

Quando cominci a osservare attentamente come il multitasking agisce sul corpo, scopri qualcosa di affascinante. Il nostro cervello non è progettato per concentrare l'attenzione su più compiti complessi simultaneamente. Quello che percepiamo come "multitasking" è in realtà un continuo cambio di focus, un'alternanza velocissima tra attività diverse. Ogni volta che passiamo da una cosa all'altra, il cervello impiega tempo per ricalibrare, e in quel piccolo intervallo perdiamo pezzi di consapevolezza.

Mi è capitato di recente di registrare i miei gesti quotidiani: rispondere alle email mentre leggo un documento, ascoltare un podcast mentre preparo il caffè, controllare il telefono mentre parlo con qualcuno. In una sola giornata ho contato 47 cambi di attenzione consapevoli. Non sono molti se distribuiti in ore, ma la qualità di quello che facevo era mediocre in tutto. La vera perdita non era economica, era interiore. Sentivo la mia consapevolezza frammentata, come se una parte di me restasse sempre in standby, pronta al prossimo input.

La ricerca scientifica conferma quello che chi pratica Consapevolezza (psicologia) sa bene: il cervello sottoposto a multitasking cronico mostra una ridotta capacità di filtrare le distrazioni. È come se il sistema nervoso perdesse il suo naturale selettore di priorità e finisse per considerare tutto urgente.

La soluzione che raramente consideriamo: il monofocus consapevole

Negli ultimi tre anni ho visto mutare radicalmente il benessere di chi sceglie di fare una sola cosa alla volta, consapevolmente. Non si tratta di semplice concentrazione, ma di quello che chiamo "monofocus consapevole": fare una cosa con tutta l'attenzione del corpo, non solo della mente.

La differenza è cruciale. Concentrazione mentale è ancora uno sforzo. Consapevolezza corporea durante un'attività è ricettività. Quando scrivo e sento il peso della schiena sulla sedia, la temperatura dell'aria, il suono della tastiera, il mio sistema nervoso sa che sono veramente lì. Non sono in tre posti diversi contemporaneamente, con frammenti di coscienza sparsi ovunque.

Ho insegnato questa pratica a decine di persone nel corso di questi anni, e i risultati sono spesso drammatici. Uno dei miei casi più significativi riguarda un imprenditore che gestiva contemporaneamente quattro progetti. Le sue giornate erano un caos di notifiche, riunioni saltellanti da una cosa all'altra, messaggi non completati. Dopo tre settimane di monofocus consapevole – una sola progettualità per volta, con periodi di vera interruzione tra uno e l'altro – mi ha detto: "Per la prima volta in anni sento che le cose le finisco davvero. E mi piace quello che faccio di nuovo".

Come iniziare: gli errori da evitare

Quando cominci questo percorso, il primo errore è credere di doverne fare molto. No. All'inizio, pratica il monofocus consapevole per una sola attività al giorno. Una. Il resto della giornata può restare come è. Ti sembrerà che stai peggiorando le cose, perché il cervello avverte il cambio. Resisti.

Il secondo errore è continuare a controllare le notifiche. Se il telefono è visibile, una parte di te vigila il possibile interruzione. Riponilo in un'altra stanza durante il monofocus. Non è un sacrificio, è un regalo a te stesso.

Il terzo errore è accelerare. Quando senti di aver preso ritmo, il multitasking fa un'irruzione subdola e suggerisce: "Dai, inizia anche questo mentre aspetti". No. Il monofocus consapevole è anche imparare a stare con il vuoto, con l'attesa, senza compilarla compulsivamente.

Gli errori tipici che vedo commettere: praticare il monofocus solo per le cose difficili (invece va praticato anche per azioni semplici), aspettarsi risultati immediati sulla serenità (alcuni sentono il cambiamento in tre giorni, altri hanno bisogno di due settimane), e abbandonare quando il cervello reclama di tornare ai vecchi ritmi (accade intorno al decimo giorno, resistere lì è fondamentale).

Riconnettere il corpo alla serenità

Quello che nessuno spiega bene è che il multitasking cronico disincarna. Ci abitua a vivere di testa, a progettare, preoccuparci, pianificare sempre in proiezione. Il corpo rimane una macchina da trasportare fino alla prossima cosa. La serenità, paradossalmente, arriva quando il corpo sente di essere veramente qui.

Quando pratichi il monofocus consapevole, il tuo sistema nervoso inizia a ricevere il messaggio: "In questo momento sei al sicuro. Questo è l'unica cosa che conta". Il cortisolo scende. La respirazione diventa più profonda naturalmente. Non è un effetto collaterale, è il vero effetto.

Prova questo per una settimana: scegli un'attività quotidiana – il caffè del mattino, una passeggiata, una telefonata importante – e falla con monofocus consapevole. Senti dove risiede la tensione mentre lo fai. Probabilmente nelle spalle, nel petto, nella mascella. Quella tensione è il residuo del multitasking. Quando la noti, non combatterla. Solo nota. Con il tempo, il corpo imparerà di nuovo cosa significa davvero fare una cosa.

La serenità che cerchiamo non è da cercare negli affanati progetti completati contemporaneamente. È qui, in questa pagina, in questo respiro, in questo gesto. Il monofocus consapevole non è una tecnica di produttività travestita da benessere. È il ritorno a casa dentro il tuo corpo.

Marta Migliorini
Marta Migliorini

Marta, dopo aver superato una lunga convalescenza, si è dedicata all'importanza del movimento e dei gesti gentili verso se stessi. Da dieci anni condivide spunti pratici per vivere con gratitudine, promuovendo la consapevolezza corporea e l'autoascolto, attingendo dalle sue esperienze giornaliere.