Tredici ragioni oltre i perchè. La cassetta per i genitori e gli adulti.

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TREDICI RAGIONI OLTRE I PERCHÉ’. LA SERIE DEI PRO E DEI CONTRO.

Tredici ragioni perché (Thirteen reasons why) è il libro di Jay Asher uscito nel 2007 in America. Dal 2017 è diventata una serie cult di Netflix, il canale a pagamento di serie tv. In Italia è uscita da poco la seconda stagione.

Tredici ragioni perché è la storia di un lascito di 7 cassette come unica eredità di una ragazza adolescente morta suicida. Le cassette contengo 13 storie narrate da Hannah, la protagonista, e destinate a una lista di compagni di classe. In queste storie ripercorre a voce tutti i momenti cruciali che l’hanno portata a decidere di porre fine alla sua vita. La vicenda ha come protagonista parallelo Clay, il ragazzo a cui tocca in quel momento ascoltare le cassette.

Questo libro è diventato un best seller negli Stati Uniti e altrettanto successo ha riscosso in Italia, soprattutto tra i ragazzi. Il boom è arrivato con la proiezione della serie tv su Netflix.

Se ne parla e se ne è parlato molto.

Qui voglio presentarti alcuni pro e contro non tanto del libro in sé ma della VIRALITA’ di questa storia tra gli adolescenti.

I CONTRO DI TREDICI RAGIONI PERCHÉ

COME FUNZIONA IL MARKETING E COSA VENDE VERAMENTE

Dove c’è sofferenza c’è spesso dietro il guadagno

Genitori, la pubblicità è molto più subdola di quanto pensiamo.

Ecco alcuni elementi studiati a tavolino che hanno reso ‘Tredici ragioni perché’ così potente:

  • sia nel libro che nella serie l’uso di immagini in bianco e nero è frequente. Sono colori che richiamano la tristezza e la morte. Il rosso è un altro colore molto evocativo, poiché è associato al cuore, al calore e al sangue.
  • i suoni e le voci. Anche in questo caso tutto è studiato per suscitare determinate sensazioni nel pubblico. L’autore stesso parla della voce di Hannah come un mix di sarcasmo e dolore.
  • i simboli. Nei racconti i simboli sono lo scrigno che racchiude tutti i significati. Il simbolo identifica un gruppo di persone che hanno qualcosa in comune.

Per caso avete notato un boom di tatuaggi con un punto e virgola?

Il messaggio apparentemente positivo del punto e virgola come ‘qualcosa che continua’ in realtà si trasforma in un gesto di emulazione, in cui i punti e virgola si moltiplicano sulle pelle degli adolescenti a vista d’occhio.

Mi sorge quindi un dubbio…che lascio aperto a voi.

Se i ragazzi emulano Clay che si fa un tatuaggio potrebbero emulare anche Hannah?

I GENITORI, SPETTATORI IMPOTENTI E IGNARI

Da professionista che lavora con genitori di adolescenti trovo quasi agghiacciante che nessuno si sia fatto due domande sulle ripercussioni che questa storia avrebbe avuto sui genitori.

Se l’intento era di sensibilizzare e rendere vigili i genitori rispetto alle problematiche dei figli, bé, tentativo fallito.

Questo non è sensibilizzare, questo è sbattere in faccia ai genitori una storia e lasciarli con un solo interrogativo:

e se succedesse a mio figlio?

Personalmente ritengo che ci siano modi ben più costruttivi per chiedere ai genitori di essere sempre vigili, attenti e accurati nell’osservare e ascoltare i propri figli. Proprio su alcuni modi per migliorare il tuo modo di osservare tuo figlio per cogliere i segnali che ti manda ne avevo parlato qui: Il passo fondamentale per parlare con un adolescente.

Credo che il tentativo ‘educhiamo mamma e papà’ sia fallito.

VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI. COME PARARSI LE SPALLE

Per tutelarsi la serie tv impone il divieto di visione ai minori di 14 anni. Anche in questo caso un approccio educativo davvero scadente.

Chi lavora con i ragazzi sa benissimo che il divieto per loro è come il miele per le api. Più c’è qualcosa di nascosto, di segreto, più sono curiosi di sapere cos’è.

Infatti tra gli spettatori della serie molti non hanno ancora spento 14 candeline sulla torta.

I PRO DI TREDICI RAGIONI PERCHÉ

DOLORE, PAURA, SOFFERENZA, SOLITUDINE SPIEGATA DAI RAGAZZI

Non puoi fuggire da te stesso. Non puoi decidere di smettere di vederti. O di spegnere il rumore che hai in testa.

Hannah

Questa storia riporta in modo abbastanza veritiero una realtà presente oggi. È questo il modo con cui i ragazzi parlano della loro sofferenza. È questo il modo in cui i ragazzi vivono il dolore. Anche quando non ce lo dicono direttamente lo scrivono ovunque.

Vogliamo parlare di Instagram dentro Instagram?

Nel prossimo articolo approfondirò l’argomento. C’è un mondo dentro Instagram che è bene che i genitori conoscano, soprattutto perché non è sotto alcun controllo.

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CLAY NON PARLA AI RAGAZZI. CLAY PARLA A NOI ADULTI

Adesso è troppo tardi. Ecco perché in questo preciso istante provo un profondo odio per me stesso. Me lo merito di essere su questa lista.

Clay

Clay, il ragazzo che sta ascoltando le cassette, parla a tutti noi adulti.

Nella storia ripete molte volte queste frasi:

  • avrei potuto fare qualcosa
  • come avrei potuto saperlo
  • avrei dovuto fermarti

Avrei…dovrei…potrei…purtroppo il condizionale in queste situazioni non serve a molto.

Quante volte un genitore si sente impotente di fronte ai problemi di un figlio?

Quante volte è solo DOPO che ci chiediamo cosa avremmo potuto fare?

So che molti genitori fanno già il massimo per essere vicini ai propri figli. Quello che ci dice questo ragazzo è di non mollare mai la presa, di non cedere mai al pensiero che ‘non c’è più nulla da fare’.

LA LEZIONE E IL VERO MESSAGGIO DELL’AUTORE

Quando ho letto alla fine il messaggio dell’autore del libro ho ringraziato il tempo speso nelle 214 pagine precedenti.

Non lasciate che sai un libro a far si che qualcuno si senta capito per la prima volta.

Jay Asher

Spesso leggo commenti dei ragazzi che dicono:

‘Per la prima volta mi sono sentito capito’

Questi commenti non li leggo sotto un blog, un social, di adulti, di psicologi, di educatori, di genitori, ma sotto quelli dei loro coetanei.

Mi faccio costantemente domande su questo argomento, sia professionalmente che personalmente.

Se i ragazzi si sentono capiti VERAMENTE e PER LA PRIMA VOLTA è possibile che il motivo sia solo perché a parlare sono ragazzi della loro età?

Lascio questo interrogativo aperto.

Quando ho comprato ‘Tredici ragioni perché’ nella mia testa elencavo le Tredici ragioni perché lo stavo comprando.

Non me ne venivano in mente.

Questo libro non rientra tra le letture che sceglierei io, ma rientra tra le letture che piacciono ai ragazzi, perciò rientra tra le mie.

A un certo punto le parole lasciano spazio a un passo più importante da fare, quello di entrare nel loro mondo, pagina dopo pagina.

Non ho la certezza che sarà il passo decisivo per sentirmi dire ‘per la prima volta mi sento veramente capito’ ma sono sicura che sto camminando sulla strada giusta.

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foto dal web
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